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HIC IACET CORPUS

Museo Carlo Bilotti
Riccardo Caporossi e Alfredo Pirri: installazioni, opere, performance
Roma, 2011

Titolo emblematico che evoca scomparsa, sottrazione, assenza ma ne indica un luogo e questo luogo è come una casa ma lui, il corpo, è già andato via. Restano solo le tracce, le impronte, i frammenti che ha lasciato siano questi cappelli, scarponi, sedie e seggioloni, una voce che narra, oppure pellicole cinematografiche oscurate (nascondono la riproduzione di posture, gesti, azioni) e manipolate a formare come un grande megafono o una tromba di un vecchio giradischi che amplificano onde invisibili e vecchi ritornelli.
Queste tracce, allora, ne comunicano la sua presenza, la storia, il pensiero, i conflitti, le ragioni del suo giacere e la necessità di una sua ricollocazione in uno spazio-universo a cui appartiene.
Se ogni luogo è uno spazio da abitare, che attende di essere occupato dal corpo, anche l’esperienza dello spettatore è parte integrante dell’opera: così il suo camminare, il muoversi attorno agli oggetti, il suo punto di vista, il suo raccogliere stimoli e avviarli a vivaci connessioni, osservare i dettagli, sedersi, ascoltare.
Le opere e le installazioni in mostra mettono in luce l’evidenza di una mancanza, facendone “racconto”. Tema già molto caro a Giorgio De Chirico, (artista che connota con la sua imponente presenza la collezione permanente del Museo) dove il corpo diviene manichino, il paesaggio immagine piatta e il tempo evocato attraverso ombre.
Ph. Giorgio Benni

Un programma di eventi live (performance, conferenze etc..) ha permesso di ampliare temi e modalità artistiche inerenti la mostra stessa. La proposta si propone come “attrattiva” per un pubblico tornato quindi a più riprese a visitare il museo medesimo.

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