KINDERTOTENLIEDER

galleria Il Ponte
Firenze, gennaio 2016
terza tappa del progetto All’Orizzonte, dopo Passi al Museo Novecento e la mostra personale presso la galleria Eduardo Secci.

Kindertotenlieder presenta un nucleo di nuove opere realizzate dall’artista tra il 2014 e il 2015. Il ciclo mutua il titolo dai celebri Lieder di Gustav Mahler, composti a partire dalle liriche che il poeta romantico Friedrich Rückert dedicò ai propri figli scomparsi. Affascinato fin da giovane dai Canti mahleriani, Pirri ha recentemente elaborato una serie di lavori che si offrono al pubblico come un inedito e armonico controcanto.

I suoi Kindertotenlieder sono popolati da un germinare vitale, da un ribollire di forme che ricorda una danza gioiosa avvolta da una nebbia impalpabile.
Soffi d’aria sembrano uscire dai fori che punteggiano le “macchie di colore”, piccoli caleidoscopi da cui riverbera una luce indefinita che svela, senza mostrare, il colore retrostante.
L’effetto cromatico d’insieme è il frutto della collaborazione tra la sapienza pittorica dell’artista e la materia del supporto: apposite lastre in plexiglas direttamente (e impercettibilmente) colorate in pasta che contribuiscono a generare presenze ineffabili.
Nonostante le forme sinuose che animano le singole superfici si raccolgano e si condensino talvolta in gruppi, le stesse forme appaiono sempre pronte a debordare, a sconfinare e riprendere il proprio movimento nell’opera successiva.
Alcune di queste rappresentazioni astratte poggiano su piccoli tavolini, rievocando un interno domestico, un ambiente raccolto che ci accoglie all’ingresso della galleria facendoci sentire a casa; altre costellano le pareti, creando uno spazio etereo e rarefatto dove le forme si rispecchiano, riecheggiano e risuonano come in una cassa armonica.
Scendendo al piano inferiore, simili forme circolari, scandite da cinque ripartizioni, vanno a ricongiungersi in un unicum pittorico. Qui i lavori sono avvolti da un grigio tenue che li lega ulteriormente l’un l’altro creando un luogo singolare, costellato da “aperture”, che ci invita ad avvicinarci, a penetrare, con lo sguardo e con il corpo, questo involucro fisico e mentale

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