AMORE E PSICHE
La favola dell’anima
Palazzo Te
Mantova, 2013

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Amore e Psiche. La favola dell’anima si basa sull’interpretazione del mito in chiave neoplatonica che venne data nell’Umanesimo, per la quale l’errore di Psiche consiste nel ritenere il divino come una realtà tangibile e verificabile con i sensi, mentre è solo il cuore che può percepirne pienamente la presenza.
“La vita attuale – sostiene la curatrice della mostra Elena Fontanella – nega spesso all’uomo gli spazi del sacro. Caoticamente travolti dall’esistenza, siamo impreparati ad affrontare le immense traversate interiori, fatte di vuoti e silenzi, che la vita ci mette davanti. Grazie all’aiuto di una delle favole più belle sull’amore, sulla morte e sulla vita, vogliamo accompagnare il visitatore in questi sentieri dell’anima, sfruttando le immagini artistiche che, nei millenni, si sono ispirate a questa storia”.

La mostra segue le diverse fasi del racconto di Apuleio – dalla passione alla serenità raggiunta attraverso la speranza. Il racconto prende le mosse dalla rivalità nel nome della bellezza. Psiche, nuova Afrodite terrestre, crea inconsapevolmente un sovvertimento dell’ordine cosmico che mette in grave rischio l’armonia stessa delle antiche regole del mondo degli dei. Dall’altro canto, Afrodite – dea della bellezza e dell’amore, che presiede alla fertilità del cosmo su cui agisce la potenza creatrice di Eros – è indignata per l’umana superbia di una mortale che vuole competere con il suo fascino.
Si prosegue quindi con il tema delle nozze ferali di Psiche, prologo del dramma che sta per consumarsi. Una profezia vede infatti Psiche unita in matrimonio con un mostro; proprio per questo motivo, Eros ordina a Zefiro di rapirla per condurla nel suo palazzo dove, con l’ausilio della notte e del buio, potrà incontrare la sua amata. Psiche, felice nella sua nuova casa, subisce tuttavia l’invidia delle sorelle – simbolo della coscienza femminile, ovvero della voce interiore che determina l’evoluzione necessaria per attuare il superamento del semplice amore passionale – che le suggeriscono di uccidere l’amato.
Psiche, in quello che rappresenta il più antico modello di atto sacrificale, attende che Eros si sia assopito per sollevare su di lui la lucerna e vederne l’aspetto animalesco: una goccia di olio bollente colpisce però il suo corpo disteso, facendolo sobbalzare e fuggire. Mentre Psiche, con l’illuminazione, determina la conoscenza del proprio amore, Eros si trova a essere sopraffatto dall’amore totalizzante della donna, che impone non l’oscurità dell’inconscio ma la luminosità della coscienza e della consapevolezza, creando un percorso che inevitabilmente conduce anche al dolore e alla separazione.
Privata dell’amante, Psiche cade nella più cupa disperazione e si consegna ad Afrodite, sperando di poterne placare l’ira. La dea decide di sottoporla a una serie di quattro prove, l’ultima delle quali prevede di scendere agli inferi per chiedere a Persefone l’elisir della giovinezza perenne. Sarà una torre, simbolo del sapere umano, ad aiutarla in questa impresa; sulla strada del ritorno tuttavia la curiosità vince nuovamente la fanciulla che, inalando il fluido, cade in un sonno profondo simile alla morte.
Solo Eros, che non si era mai rassegnato a vivere senza Psiche, riuscirà a risvegliare l’amata con le sue frecce amorose, assicurando al racconto il lieto fine e il tenero abbraccio.
Il mito porta così alla luce uno snodo epocale nello sviluppo della religiosità antica e della concezione dell’anima: la capacità di amare è una scintilla divina, e la trasformazione dell’anima attraverso l’amore è un mistero che avvicina a dio.

Mantova, 12 luglio 2013

Cupid and Psyche. The Fable of the Soul

MANTOVA, Palazzo Te and Palazzo San Sebastiano
13th July – 10th November 2013

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Cupid and Psyche. The Fable of the Soul takes its starting point from the Neoplatonic Humanist reading of the myth, according to which Psyche’s error lay in considering the Divine as a tangible, sensorially verifiable entity rather than as one perceivable in its fullness only by the heart.

The curator of the exhibition, Elena Fontanella, observes that ‘contemporary living often denies human beings the space of the sacred. Absorbed by our chaotic everyday existence, we’re often unprepared to face the silences and the voids which our inner life sometimes bestows upon us. With the help of one of the most beautiful and telling stories about love, about death and about life, what we wish to do is guide the visitor through the meanders of the soul, using the images of art which for centuries have taken this myth as their subject’.

The exhibition follows the phases of Apuleius’ telling of the myth: the path from passion to calm, achieved through hope. The story moves from rivalry in the name of beauty: Psyche, as new terrestrial Aphrodite, unconsciously subverts the cosmic order and thus puts the harmony of divine laws at risk. Aphrodite, on the other hand – goddess of love and beauty, ruler of the fertility of the cosmos upon which Eros casts his creative strength – is indignant that a mortal would ever dare compete with her in grace.
What follows is Psyche’s feral wedding, which acts as prologue to the drama about to take place: by prophecy, in fact, Psyche is to be wedded to a monster; for this reason, Cupid orders Zephyr to kidnap her and to take her to his palace where, aided by the darkness of the night, he will be able to meet his beloved. Though she is happy in her new home, Psyche suffers from the envy of her sisters – the symbol of feminine awareness, of the voice inside which determines the evolution of love from its initial stage as mere passion – who encourage her to kill her loved one.
In what is the most ancient form of sacrificial act, Psyche awaits Eros’ slumber before shining her lantern upon him, thus witnessing his feral appearance; but a drop of oil from her lamp hits his sleeping body, making him jolt and run away. Just as Psyche, aided by the light, acquires the knowledge of her love, Eros finds himself overburdened by the woman’s totalising love, a love which imposes not darkness but light and consciousness, and which hence draws out a path whose inevitable end will be pain and separation.
Left loveless, Psyche falls into deep despair and gives herself up to Aphrodite, in the hope to placate her ire. The goddess subjects her to four tests, the last of which is to descend to hell to obtain from Persephone the elixir of eternal youth. A tower – symbol of human knowledge – comes to her assistance in this ordeal; yet as she returns, once more the girl falls prey to her curiosity and, having drunk the liquid, she falls into a deep sleep similar to death.
Only Cupid, who had never surrendered to life without his loved one, will be able to awaken her with his amorous arrows, ensuring the happy ending to the story and its final, tender embrace.
The myth sheds light on a momentous turn in ancient religiosity and in the history of the understanding of the soul: the ability to love is a divine flame, and the transformation of the soul through love is a mystery akin to the mystery of god.

Mantova, 12 july  2013